Barroso critica gli euroscettici

Barroso critica gli euroscettici

Scritto da:
The Economist
Categoria:
Economia mondiale
Ultimo aggiornamento:
12 settembre 2013



Il presidente della Commissione europea ha accusato gli euroscettici di voler far tornare il continente ad uno stato di “trincee”, come durante l prima guerra mondiale, avvertendo inoltre i conservatori britannici che rischiano di perdere le elezioni se dovessero copiare la retorica Ukip. Nel suo discorso annuale sullo Stato dell’Unione Europea, Jose Manuel Barroso ha elogiato la stessa per la lotta contro la catastrofe economica, dicendo che il recupero è in vista.

Facendo riferimento al 2014, centenario dell’inizio della prima guerra mondiale, il Presidente Barroso ha detto che l’integrazione è stata la chiave per la pace, avvertendo che qualsiasi frammentazione dell’UE rischia di portare le lancette dell’orologio indietro. Barroso ha affermato “permettetemi di dire questo a tutti coloro che si rallegrano delle difficoltà dell’Europa e che vogliono cancellare la nostra integrazione e tornare all’isolamento: nell’Europa pre-integrata ci sono state delle divisioni, la guerra, le trincee. Non è quello che le persone desiderano e meritano.

Barroso ha anche affrontato il dibattito della Gran Bretagna sul rimpatrio dei poteri da parte dell’Unione europea, ha inoltre esortato le nazioni a cui non mi piace il modo in cui l’Europa lavora a migliorare, a trovare il modo per renderlo più forte, interno e internazionale, senza però allontanarsi da esso.

Barroso è andato anche oltre nel dibattito al Parlamento europeo, in particolare criticando il partito Tory. Rivolgendosi a Martin Callanan , l’ eurodeputato conservatore per il Nord – est dell’Inghilterra che aveva appena chiesto “una nuova direzione” per l’Europa, Barroso ha avvertito che il tentativo di conquistare gli elettori nello scimmiottare la retorica euroscettica dei partiti populisti potrebbe ritorcersi contro alle urne.

Un portavoce di David Cameron ha criticato l’argomento citato dal presidente della UE, dicendo che “piuttosto che cercare di indovinare dove l’elettorato britannico potrebbe votare, la cosa giusta da fare è concentrarsi sull’importanza di questa necessità di cambiamento fondamentale: una UE flessibile ed adattabile.

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