BoJ: nessun ulteriore stimolo monetario

BoJ: nessun ulteriore stimolo monetario

Scritto da:
The Economist
Categoria:
Banche
Ultimo aggiornamento:
12 luglio 2012



La Banca del Giappone ha deciso di astenersi dal creare nuovi stimoli monetari, raffonrzando invece il suo acquisto di asset. La banca giapponese ha infatti ampliato di 5 miliardi di yen il suo programma di acquisto di asset, portandolo a quota 45 miliardi in totale. Questo gesto è, secondo gli economisti, semplicemente un gesto tecnico che non dovrebbe essere considerato allentamento monetario. Alcuni operatori, alla fine, potrebbero anche essere rimasti delusi dal fatto che la BOJ non ha allentato la sua politica monetaria.

Per chi volesse investire nel mercato delle valute, vediamo che lo yen è scambiato a quota 79,51 . Sottolineando la difficoltà nell’eseguire un nuovo stimolo monetario, la banca centrale giapponese non è riuscita, nella giornata di martedì scorso, ad attirare un numero sufficiente di offerte per i prestiti con durata di sei mesi. Si è trattato della 14esima volta di seguito.

La BoJ ha deciso inoltre di mantenere i tassi di interesse di riferimento tra lo zero e lo 0,1 per cento e gli acquisti di obbligazioni mensili a quota 1,8 trilioni di yen.

Rimanendo in tema di economia mondiale, la scelta della Banca del Giappone potrebbe in qualche modo essere stata influenzata anche dalle parole del numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, che lo scorso 6 luglio aveva detto che il FMI avrebbe ridotto la stima per la crescita mondiale di quest’anno, citando tra le varie cause la debolezza degli investimenti, la carenza di posti di lavoro e la bassa produzione in Europa, oltre che negli Stati Uniti, in Brasile, in India e in Cina.

In Giappone, nel frattempo, i tassi di interesse di riferimento per i titoli obbligazionari a 10 anni sono scesi allo 0,770 per cento, il valore più basso dal 2003. In Europa, i guai legati al debito, hanno stimolato la domanda di beni giapponesi, oltre che della valuta nipponica, dato che sono visti come un rifugio relativamente sicuro in tempi di crisi globale.

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