Come funziona la Tassazione nel Forex

Come funziona la Tassazione nel Forex

Scritto da:
The Economist
Categoria:
Forex
Ultimo aggiornamento:
27 agosto 2015



Forex Market: non solo profitti ma anche tasse

Quando si inizia ad interessarsi del trading online e del Forex Market, si pensa spesso solo ed esclusivamente alle tecniche e alle strategie per migliorare i propri profitti e non si dà molto peso all’aspetto burocratico e fiscale. Per non incorrere in problemi con il Fisco, invece, è fondamentale conoscere quale sia la legislazione sulla tassazione nel Forex, che viene regolamentata dalla Risoluzione 67/E del 6 luglio 2010 e successive modifiche.

Tale Risoluzione definisce quale debba essere il “trattamento fiscale delle plusvalenze e delle minusvalenze derivanti da operazioni nel mercato del Forex”, ossia specifica come bisogna regolarsi, dal punto di vista fiscale, con i profitti derivanti da investimenti nel Forex Market.

Plusvalenze di natura finanziaria e tasse

Quando si parla di plusvalenze di natura finanziaria, si parla dei profitti derivanti dalle operazioni di trading online. Questi sono soggetti a tassazione, e in particolare, il trader dovrà pagare le tasse in relazione al guadagno netto ottenuto dall’attività di trading online in un anno solare.

Per essere sempre sicuri di calcolare correttamente il valore di tasse da versare, è bene tenersi sempre aggiornati sull’argomento, visto che le leggi fiscali vengono spesso aggiornate. Gli ultimi aggiornamenti relativi alla tassazione nel Forex risalgono al 2014 e prevedono che l’aliquota dell’imposta sostitutiva da versare annualmente sia del 26%.

Poiché il trading è fatto di profitti, ma anche di perdite, la legge fiscale tiene conto anche delle minusvalenze, che vanno dichiarate in modo da poterle poi compensare con plusvalenze future, ottenute fino a 4 anni successivi alla perdita dichiarata.

Chi paga le tasse: il trader o il broker?

Quando si fa trading online, la dichiarazione delle aliquote e quindi dell’importo da versare al Fisco può essere fatta sia dal trader che dal broker, a seconda che si scelga un regime dichiarativo (dichiara e versa il trader) o un regime amministrativo (dichiara e versa il broker).

La scelta è soggettiva, ma sicuramente conviene adottare il regime amministrativo quando si opera in modo regolare nel mercato online e si ottengono guadagni ingenti: in questo caso, infatti, gli obblighi fiscali diventano molto importanti per cui è sempre meglio che se ne occupino dei professionisti. tassazione_forex

Tuttavia, è bene assicurarsi che il broker sia onesto e che adempia agli obblighi fiscali così come richiede la legge.  Può invece convenire occuparsene di persona quando il proprio broker è straniero e quindi potrebbe non essere aggiornato in materia fiscale italiana.

Dichiarazione dei redditi italiani e non

Un’importante differenza di cui tenere conto quando si opera nel Forex è che le dichiarazioni dei redditi subiscono delle variazioni a seconda che il broker con cui si opera sia italiano o straniero. Quando si apre un account con un broker italiano, ossia un broker che abbia sede legale in Italia e sia autorizzato ad operare dalla Consob, allora il passaggio di denaro avviene a livello nazionale: questo significa che durante la dichiarazione dei redditi eventuali plusvalenze e minusvalenze vanno riportate nel quadro RT della sezione

II del modello dichiarativo. Viceversa, se si opera con broker stranieri, i soldi che vengono guadagnati saranno registrati nel paese del broker, per cui il trader dovrà registrarli come capitali esteri (quadro RW).

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