Dollaro australiano, rimbalzo sui dati cinesi

Dollaro australiano, rimbalzo sui dati cinesi

Scritto da:
The Economist
Categoria:
Analisi Valute, Dollaro australiano
Ultimo aggiornamento:
10 agosto 2013



Il dollaro australiano è rimbalzato sui segni che il rallentamento economico della Cina, il più grande partner commerciale dell’Australia, può essere al termine. Un rapporto ha mostrato che il commercio cinese è stato più forte del previsto nel mese di luglio, il che può essere un segnale importante settore manifatturiero del Paese, che si sta stabilizzando. Questo è sicuramente di buon auspicio per le esportazioni australiane di materie prime, che possono potenzialmente dare un buon supporto per la valuta australiana.

L’australiano era a 0,8848 dollari all’inizio di questa settimana, il suo livello più basso da agosto 2010. Il dollaro USA ha avuto un andamento altalenante dopo che il rapporto sui dati della disoccupazione ha mostrato come c’è stato un leggero aumento, la scorsa settimana, nel numero di lavoratori che sono in cerca di sussidi di disoccupazione. I “claims” dei senza lavoro sono aumentati di 5.000 unità destagionalizzate, arrivando a 333.000 nella settimana che si è conclusa il 3 agosto. Nonostante l’aumento, il numero di disoccupati è rimasto vicino al minimo da cinque anni, sostenendo le aspettative che il mercato del lavoro è in graduale miglioramento.

Il biglietto verde è stato più debole contro la maggior parte delle principali valute, compreso l’euro, la sterlina e il dollaro canadese, ma è stato più forte nei confronti dello yen. Molti investitori rimangono concentrati su quando la Federal Reserve inizierà ad assottigliare il suo programma di acquisto di bond, cosa che potrebbe “spedire” il dollaro più in alto se i tassi di interesse dovessero cominciare a salire. Se la Fed comincia a “tagliare”, sarà una forte indicazione che è il momento di andare long sul dollaro.

Lo yen è rimasto sostanzialmente più debole dopo che la Banca del Giappone ha annunciato giovedì che avrebbe lasciato invariata la sua politica monetaria in attesa di migliori dati sulle performance dell’economia nipponica.

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