FMI, ammessi altri errori nella gestione degli aiuti alla Grecia, parte 3

FMI, ammessi altri errori nella gestione degli aiuti alla Grecia, parte 3

Scritto da:
The Economist
Categoria:
Economia mondiale
Ultimo aggiornamento:
4 luglio 2013



Abbiamo già visto come il FMI, Fondo Monetario Internazionale, ha ammesso di aver compiuto degli errori nella ristrutturazione del debito della Grecia. Più in generale, l’esperienza del FMI con le ristrutturazioni del debito negli ultimi tre punti di decenni non sempre è andata per il verso giusto, non solo con il paese ellenico.

L’obiettivo che ci si dovrebbe proporre è quello di cambiare l’impostazione degli aiuti così come è ora, in base al quale il popolo di un paese assume praticamente gran parte degli effetti negativi, legati al discorso delle spese.

Mano a mano che gli indicatori di un paese peggiorano, dunque si ha un aumento del rapporto tra PIL e debito, ci sono dei persistenti e sempre più ampi disavanzi correnti, la valuta di un paese o di una zona economica si trova in una situazione di forte indebolimento (praticamente, mano a mano che la situazione per un paese peggiora in maniera costante) e la cosa migliore che potrebbe capitare ad un paese (almeno questa è la cosa che bisognerebbe fare) per poter trovare una soluzione è quella che creditori e debitori possano discutere le procedure per un allentamento del debito. La soluzione dovrebbe dunque essere trovata in questo meccanismo di mercato, piuttosto che in un’onnipotente troika che determina il modo in cui i governi debbano perseguire le loro riforme economiche per poter avere il denaro necessario per non fallire.

Come nei fallimenti societari, gli accordi tra creditori e debitori dovrebbe unire gli interessi di entrambe le parti, tanto che tutti potrebbero trarre un certo vantaggio da una più rapida ripresa della crescita economica.

Praticamente, l’ammissione del FMI di aver fatto una serie di errori avrà un effetto positivo solo se nel frattempo si inizia a studiare un nuovo modo per poter gestire la crisi economica, altrimenti saranno solo parole.

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