Gestire il proprio rischio di cambio, parte 2

Abbiamo iniziato a parlare, nello scorso articolo, delle opzioni in mano ad un’azienda per la gestione del rischio di cambio. Vediamo ora quali sono le opzioni disponibili per poterlo gestire. Prima di tutto c’è la possibilità di ignorare il rischio, ma è una cosa che avrebbe dei riflessi negativi sull’azienda, poi è possibile inserire delle clausole nei contratti di fornitura di scambio che sono ancorate alla propria valuta, ma è una cosa vista negativamente dai potenziali clienti, oppure utilizzare dei conti in valuta estera. Se avete dei pagamenti da fare in valuta estera, questo assicura una copertura naturale sulle vendite. Tuttavia non elimina il rischio di cambio alla fine del mese o alla fine dell’anno finanziario.

Per limitare tale rischio è possibile utilizzare degli strumenti in valuta estera, come i contratti di cambio a termine, forward, o le opzioni. In sostanza, ci si trova di fronte a due alternative, ovvero la conversione del denaro in valuta estera attraverso una transazione spot, cioè il tasso di cambio che viene calcolato ogni giorno, oppure la copertura delle transazioni future con un contratto a termine. Si può naturalmente scegliere di fare entrambe le cose.

Che cosa è un contratto a termine? Si tratta di un contratto in cui ci si impegna a comprare o a vendere una valuta estera a una determinata data futura ad un tasso specificato in futuro. Un contratto a termine è valutato sul tasso attuale del mercato spot includendo anche un aggiustamento fatto per quel dato tasso di cambio. Questo aggiustamento riflette essenzialmente la differenza tra i tassi di interesse rilevanti dei paesi coinvolti.

Perché usare un forward? Un contratto forward consente di mitigare alcuni dei rischi legati alle valute estere. Vedremo nel prossimo articolo che cosa è un contratto forware e come può essere sottoscritto, oltre ai suoi vantaggi.

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