Guerra di valute, corriamo il rischio?

Guerra di valute, corriamo il rischio?

Scritto da:
The Economist
Categoria:
Analisi Valute
Ultimo aggiornamento:
21 febbraio 2013



Abbiamo parlato nello scorso articolo della guerra delle valute, termine venuto in auge in seguito alla debolezza dello yen, in risposta alla quale i leader politici giapponesi hanno indicato che continueranno a perseguire tali politiche al fine di rilanciare l’economia del paese. D’altra parte, alcuni leader della zona euro hanno espresso preoccupazioni sulla forza della moneta unica, dicendo che essa fa male alle esportazioni. Sia il Giappone che la zona euro sono ancora impantanati nella recessione e manipolare troppo la moneta è una cosa che potrebbe far paura, dato che si tratta di una coperta un po’ troppo corta.

Quindi, c’è il rischio di incorrere in tale “guerra”? A dire il vero, no. Mentre vi è stato un netto calo del valore dello yen, gli analisti dicono che è stata una conseguenza della politica monetaria che il governo giapponese ha messo in piedi per rafforzare la crescita. Inoltre, non vi sono prove che suggeriscono che il Giappone sia intervenuto sui mercati per indebolire la propria moneta deliberatamente. Allo stesso tempo, non vi è alcuna indicazione da alcuna delle nazioni concorrenti che esse stanno cercando di indebolire le loro valute per negare il vantaggio competitivo al Giappone.

In passato abbiamo già visto come un allentamento monetario in arrivo dagli Stati Uniti e dalla BCE ha avuto un ruolo importante nel calo dell’euro contro le altre valute. Anche i politici sono dello stesso avviso, affermando che non vi è alcuna svalutazione competitiva da parte del Giappone. Quello che sta accadendo è dunque la reazione del mercato.

Per chi volesse investire nel mercato valutario, comunque, sono considerazioni ed “accuse” di cui tenere conto, dato che per prevedere correttamente il mercato occorre anche riuscire a capire come gli investitori reagiscono a determinate considerazioni e a determinati pensieri che possono entrare nella loro testa mentre operano.

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