I Tremonti Bond

I Tremonti Bond

Scritto da:
The Economist
Categoria:
Borse
Ultimo aggiornamento:
24 febbraio 2009



La Commissione Ue ha dato via libera alla modifica del regime italiano di conferimento di capitali agli istituti di credito, conosciuto come “Tremonti bond”: si tratta di nuovi strumenti finanziari sottoscrivibili dal Tesoro, in grado quindi di rafforzare le aziende di credito che li emettono. lo Stato potrà sottoscrivere obbligazioni emesse da banche «fondamentalmente solide» per rafforzare la loro capitalizzazione.

La commissione Ue ha inoltre precisato che tali Tremonti bond possonorappresentare al massimo il 2% dell’insieme delle attività della banca ponderate per il rischio; comunque non potranno superare l’8% del capitale Tier 1.

Saranno tre le versioni del Tremonti Bond al quale le banche potranno ricorrere: ci sarà quello che le banche terranno per un lungo periodo, quello che le banche cercheranno di rimborsare il prima possibile e quello che può essere sottoscritto dal Mef e dagli investitori privati tenendo sempre presente la concorrenza del mercato (cioè possono essere collocati ai risparmiatori privati sempre che le condizioni siano in linea con quelle offerte dal mercato).
Le condizioni di remunerazione prevederanno un coupon iniziale con step di pagamenti di dividendi ed un premio sul prezzo di riscatto che aumenta con il passare del tempo.
Pur restando remunerativa per il Tesoro, l’operazione diventa quindi meno onerosa per le banche richiedenti. Hanno fortemente apprezzato il via libera di Bruxelles al provvedimento gli amministratori delegati dei vari istituti di credito: «I bond hanno avuto un miglioramento significativo, li valuteremo», commenta Alessandro Profumo, ad di Unicredit.

Il premier Berlusconi ha invece affermato che sono stati messi a disposizione somme importanti di denaro, ma ad oggi nessuna banca ha ritenuto di approfittarne per aumentare i propri patrimoni.

Reverberi Erica

Una risposta a “I Tremonti Bond”

  1. Enrico Bigli scrive:

    Tremonti la volpe, i banchieri il gatto, i contribuenti italiani i pinocchi a cui si vogliono truffare i risparmi e far pagare il prezzo del risanamento delle banche.
    Gli attuali zecchini d’oro i Tremonti bond ce li presentano come capaci di virtù miracolose, risolvono la crisi delle banche senza che lo stato tiri fuori una lira e anzi consentendo di lucrarci un bell’interesse, ma come è possibile questo miracolo?
    La questione sta in questi termini, le banche per avidità e dissenatezza hanno prestato denaro a chi non lo poteva restituire sbarazzandosi poi di questi crediti impacchettandoli e rivendendoli. Per aumentare il rendimento del proprio capitale (ROE) hanno portato fuori bilancio molto patrimonio rendendo le loro strutture fragili. Per anni le autorità di vigilanza hanno tollerato che le banche facessero bilanci irrealistici mettendo come poste attive obbligazioni di dubbia qualità partecipazione in società veicolo fatte apposta per nascondere la realtà.
    Oggi nessuno sa più dire quanto c’è di vero e quanto di falso nei bilanci delle banche di tutto il mondo (comprese quelle italiane).
    La continua scoperta di nuovi buchi, la scarsa trasparenza dei bilanci, fa si che gli investitori scappino dalle azioni bancarie, se non ci fosse la promessa dei governi di non farle fallire le banche oggi sarebbero fallite. Poiché le banche sono indispensabili in un sistema economico moderno in qualche modo occorre trovare una soluzione, le strade sono due.
    La prima rilevare (attraverso una bad bank?) le attività incerte di cui nessuno più sa il vero valore (quelle definite tossiche), se poi si riescono a realizzare bene, se no paga il contribuente.
    La seconda nazionalizzare le banche, capiti quel che capiti eventualmente a rimediare ci pensa lo stato coi suoi soldi però intanto banchieri, azionisti e così via facciano il piacere di fare fagotto, rimetterci i soldi del loro investimento è il minimo a fronte del loro folle comportamento.
    I Tremonti bond sono una specie di terza via, si inizia a prestare denaro alle banche per risolvere il loro problema di mancanza di capitale (dato che se lo sono mangiato con le perdite), poi se i titoli tossici si rivelano meno dannosi del previsto bene, la crisi si risolve, se non è così le banche non saranno in grado di restituire il prestito allo stato con buona pace dei soldi di noi tutti.
    Fantastico per i banchieri una scommessa che se va bene permette loro di uscire dalla attuale situazione fallimentare se va male a pagare sono i cittadini. Insomma una scommessa che se va bene si vince se va male a pagare sono i contribuenti.

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