Il dollaro USA guadagna terreno

Il dollaro USA guadagna terreno

Scritto da:
The Economist
Categoria:
Analisi Valute, Dollaro Usa
Ultimo aggiornamento:
15 settembre 2011



Il dollaro americano è stato più forte contro quasi tutte le altre valute principali del mercato del forex dopo la serie deludente di vendite al dettaglio rilasciate dal paese stesso. La stagnazione delle vendite nel mese di agosto, appesantita anche da una crescita piatta nel mercato del lavoro, è una cosa che potrebbe influenzare, nel corso delle prossime ore, il dollaro.

Questi dati mettono in evidenzia ancora una volta come la ripresa economica negli USA stia vacillando. Sappiamo infatti che la spesa dei consumatori comprende circa il 70% delle attività economiche statunitensi, così una crescita troppo lenta o addirittura il fatto che non ci sia nessuna crescita può invogliare la Fed a perseguire le sue misure di allentamento quantitativo al fine di stimolare la crescita, soprattutto dopo i dati hanno mostrato che i prezzi alla produzione sono diminuiti oltre il previsto.

Tuttavia, questi dati negativi si sono tradotti in una forza del dollaro mentre gli investitori continuano a liquidare le posizioni più rischiose in azioni, in materie prime e in valute alto rendimento. Continuano preoccupazioni sullo stato di salute delle economie della zona euro, infatti, cosa che ha pesato sicuramente sulle valute ad alto rendimento. Gli investitori cercano la sicurezza nel dollaro e nello yen.

Tuttavia, la situazione di guadagno del dollaro può essere limitata in quanto sembra che la comunità finanziaria globale dell’Europa stia lavorando per evitare un default della Grecia. Tutti stanno lavorando per creare un piano soddisfacente per salvare il paese. Allo stesso modo, i politici provenienti da Brasile, Russia, India e Cina si incontreranno la prossima settimana per discutere i modi per aiutare l’Europa a superare la crisi del debito. Si tratta di una fase importante di collaborazione tra i governi. Proprio le economie in fase di sviluppo sono viste dall’Eurozona come una interessante fonte di domanda per il debito sovrano.

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