Il prezzo del greggio sale

Il prezzo del petrolio è cresciuto di circa 1 dollaro al barile nella giornata di ieri, sostenuto dalle speranze che i leader europei possano trovare delle soluzioni concrete alla crisi del debito. Le preoccupazioni per la crisi della zona euro, insieme ad una serie di dati economici statunitensi molto poveri, hanno trascinato verso il basso il prezzo del petrolio durante questo mese, almeno fino ad ora.

Sembra come se non solo il problema del debito USA, ma anche il problema europeo e alcuni dei timori più generalizzati, che hanno spinto il greggio a 75 dollari al barile, si sono ritirati. Se è una tregua più o meno temporanea resta da vedere.

Una cosa che ha influito negativamente sul prezzo del petrolio è sicuramente anche il declassamento del debito degli Stati Uniti da parte dell’agenzia di rating Standard & Poor, oltre alle paure che la Francia potrebbe subire la stessa sorte. I prezzi del greggio hanno però il sostegno di un rimbalzo dei mercati azionari mondiali dopo le pesanti perdite della scorsa settimana, con i dati che mostrano che l’economia del Giappone si è ridotta meno del previsto nel secondo trimestre a seguito dei danni devastanti subiti nello scorso marzo.

I prezzi del petrolio rimangono sostenuti anche per la perdita di circa 1,6 milioni di barili al giorno nella produzione in Nord Africa, a partire dall’inizio di febbraio, a causa di una rivolta contro i 41 anni di dominio di Muammar Gheddafi. Il controllo da parte dei ribelli della città di Zawiyah, a 50 km ad ovest di Tripoli, sulla costa, ha consentendo loro di fermare cibo e forniture di carburante dalla Tunisia.

In Siria i cinque mesi di rivolta contro il governo autocratico del presidente Bashar al-Assad hanno finora avuto scarso impatto sulla produzione petrolifera del paese. Gli Stati Uniti vogliono che l’Europa e la Cina prendano in considerazione delle sanzioni contro l’industria petrolifera siriana.

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