L’andamento 2014 delle 10 valute più importanti del mondo

L’andamento 2014 delle 10 valute più importanti del mondo

Scritto da:
The Economist
Categoria:
Forex
Ultimo aggiornamento:
31 dicembre 2014



La storia dei movimenti valutari per il 2014 è la storia principale della seconda metà dell’anno, grazie al tuffo del prezzo del petrolio e alla crisi russa. Sono stati due eventi (in realtà, il secondo scatenato dal primo) che hanno fatto vedere il suo lato peggiore mano a mano che i mesi sono andati avanti. Il paese russo si trova in una delle peggiori crisi degli ultimi anni, mentre altre paesi, come l’Italia o il Regno Unito, possono beneficiare dei prezzi del petrolio più bassi e, dunque, i rispettivi abitanti possono pagare di meno per l’elettricità e per il gas.

Tutte le dieci valute più attive del mondo sono cadute nell’anno, con le valute norvegese e svedese che stanno operando al peggio, mentre la sterlina e il dollaro Kiwi vedono dei declini più morbidi.

La valuta norvegese è scesa del 18,6% a un minimo di oltre di 11 anni, mentre la corona svedese è scesa del 18,3% a un minimo di 4 anni e mezzo nel 2014.

Con un calo annuo del 6,3%, la sterlina è la valuta migliore del gruppo e viene scambiata a un livello minimo di 16 mesi. Il dollaro della Nuova Zelanda si trovava vicino a un valore minimo di 2 anni e mezzo verso la fine dell’anno dopo aver fatto segnare un calo annuo del 7,5%.

Il dollaro Kiwi è stato il miglior performer nell’anno che sta finendo, con un aumento del 6,6%, seguito dal dollaro australiano (+ 5,63%), dalla corona svedese (+ 3,8%) e dalla sterlina (+ 3,3%).

Il peso messicano (+ 1,3%), la corona norvegese (+ 1,1%) e il dollaro canadese (+ 0,45%) hanno avuto un primo semestre positivo, mentre il resto dell’anno hanno fatto segnare un calo.

Nel gruppo, lo yen giapponese è stato il peggiore performer nel periodo che va da gennaio a giugno, con un calo del 3,9%, seguito dal franco svizzero (-0,6%) e dall’euro (-0,5%). Sullo yen hanno pesato sicuramente la crisi del Giappone e la volontà del suo governo di acquistare titoli per cercare di porre fini a tale crisi.

Nel secondo tempo, la valuta norvegese ha fatto registrare la caduta più acuta (-17.7%), seguita dallo yen (-16,8%), dalla corona svedese (-15,1%) e dal dollaro australiano (-14,3%).

Il dollaro canadese ha visto un declino più morbido nella seconda parte dell’anno (-8,6%), seguito dalla sterlina (-9,6%), dal franco svizzero (-10,2%), dall’euro (-11%), dal dollaro neozelandese (-13,1%) e dal peso messicano (-13,2%).

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