Letta parlerà a Londra, parole pesate per il primo ministro italiano

Letta parlerà a Londra, parole pesate per il primo ministro italiano

Scritto da:
The Economist
Categoria:
Economia mondiale
Ultimo aggiornamento:
15 luglio 2013



Quando il primo ministro italiano Enrico Letta visiterà e parlerà da Londra, le sue parole saranno analizzate attentamente. Egli è, a 46 anni, uno dei più giovani leader italiani. Lui è esattamente il tipo di leader europeo con cui David Cameron dovrà riuscire a trovare accordi se vuole averequalche possibilità di rinegoziare con successo il rapporto della Gran Bretagna con l’UE. Letta si descrive come “pro-europeo” e come ottimista. Parla dell’adesione della Croazia all’Unione europea e dell’intenzione della Lettonia di aderire all’euro come prova del successo della moneta unica.

Letta, inoltre, dice che l’Unione europea è vicina ad un grande rischio: la Gran Bretagna. L’uscita del Regno Unito sarebbe, secondo Letta, “un disastro per l’Europa e un passo molto negativo anche per il Regno Unito e per il nostro futuro comune“. Il ruolo che la Gran Bretagna sta giocando nell’Unione europea “è molto positivo”. Inoltre, Letta parla in maniera positiva del sostegno di Londra verso l’espansione ad un mercato unico, verso la liberalizzazione del commercio, verso la sicurezza e la difesa, oltre che verso un grande accordo commerciale con gli Stati Uniti.

L’obiettivo possibile potrebbe essere quello di avere una zona euro più integrata. Si tratta di una visione che David Cameron potrebbe voler esplorare con maggior precisione. Cameron ha parlato a lungo con il cancelliere tedesco Angela Merkel ed ella dice che ci potrebbe essere spazio per restituire alcuni poteri agli Stati nazionali, a condizione che la decisione venga presa da tutti i 28 Stati membri dell’UE.

La priorità, naturalmente, per Letta, è l’economia italiana, impantanata nella recessione. Egli è fermamente convinto che l’Italia non avrà bisogno di un salvataggio. L’Italia è uno dei pochi paesi europei con un disavanzo inferiore al 3% e con un avanzo primario, dove il problema è che le aziende fanno fatica a trovare credito e che la disoccupazione giovanile è al 40%. Dati che mostrano come la crisi della zona euro non è finita.

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