Per Grecia, Portogallo e Spagna sarà un 2013 difficile

Per Grecia, Portogallo e Spagna sarà un 2013 difficile

Scritto da:
The Economist
Categoria:
Economia mondiale
Ultimo aggiornamento:
19 gennaio 2013



Spagna, Grecia e Portogallo si troveranno di fronte ad un difficile 2013, un anno più complesso di quanto si pensasse, mentre le prospettive di crescita in Irlanda, l’unico punto luminoso tra le economie più deboli della zona euro, sono state tagliate per la prima volta da quasi un anno. Un sondaggio che ha visto interpellati 46 economisti ha mostrato che l’austerità ha portato le economie del sud a ridurre la propria attività molto di più rispetto alle previsioni. A questo si aggiunge anche un rallentamento del risanamento fiscale e una disoccupazione in continuo aumento. Le prospettive legate alla crescita di Spagna, Portogallo e Grecia sono peggiorate in quasi ogni sondaggio trimestrale condotto dal mese di giugno 2011.

Questa situazione è in contraddizione con l’ottimismo che si era iniziato a creare quando il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi aveva promesso, nel mese di luglio scorso, di fare “tutto il possibile” per salvare l’euro. I titoli spagnoli sono saliti di oltre il 15 per cento e il rendimento dei titoli sovrani è in calo di 250 punti base dal suo massimo. A prescindere dal miglioramento del clima del mercato, i fondamentali indicano ancora delle discese ripide per le economie in difficoltà. La mancanza di competitività all’interno dell’Unione monetaria, gli alti livelli di indebitamento e i problemi strutturali hanno impedito a queste economie di crescere.

Grecia, Portogallo e Spagna dovrebbero uscire dalla recessione solo il prossimo anno, anche se la crescita sarà così lenta che sarà difficile compensare il calo enorme avuto sin dall’inizio della crisi del debito sovrano, nel 2010. In maniera particolare, il deficit della Spagna si ridurrà al 6,1 per cento entro la fine di quest’anno, ancora fuori dall’obiettivo del 6 per cento voluto dall’Unione europea. Il problema principale in Spagna, che rimane ancora la quarta economia più grande in UE, è la disoccupazione, soprattutto giovanile, che ha raggiunto livelli di allarme.

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