Perché la rottura dell’eurozona potrebbe non essere così catastrofica per tutti

Perché la rottura dell’eurozona potrebbe non essere così catastrofica per tutti

Scritto da:
The Economist
Categoria:
Economia mondiale
Ultimo aggiornamento:
28 maggio 2013



Sono state tante le persone che avevano “predetto” il disastro dell’eurozona ancora prima degli inizi della stessa, sul finire degli anni ’90. Alcuni dicevamo che i paesi mediterranei avrebbero speso come “matti” fino a rimanere presto in bolletta. Alla fine, i paesi del Nord sarebbero dovuti intervenire in loro aiuto. La previsione si è avverata e il disastro è arrivato velocemente.

Parlando della Spagna, uno dei paesi maggiormente in crisi, la vera cura per il malessere iberico è una crescita reale, che potrebbe avvenire se il paese fosse fuori dalla zona euro e tornasse alla peseta. I tagli di austerità sarebbero comunque necessari, ma non vi sarebbe bisogno di alcun concomitante aumento di investimenti o di dare all’Europa dei segnali di crescita. I prestiti del FMI e le sovvenzioni della triade creano solo dipendenza. Se la Spagna dovesse dunque essere il primo paese a lasciare la zona euro, ci sarebbe, tra le altre cose, un enorme aumento del turismo, soprattutto dai paesi che hanno le valute più forti. I turisti arriverebbero a “frotte” con le tasche piene di valuta estera. Lo stesso discorso vale per le esportazioni iberiche, che costerebbero decisamente poco, e per i tassi di interesse, che potrebbero essere ridotti per favorire la crescita.

In Europa, più a lungo i paesi della zona del sud rimangono intrappolati nell’euro, e peggiore la crisi diverrà. Se ci si mettono anche i prestiti della triade e le richieste di crescita, non c’è modo naturale ed indolore che possa permettere a tali paesi di  crescere. Il rischio di una rottura non controllata è sempre concreto, anche se, ad onor del vero, dobbiamo dire che ci sono alcuni dati economici decisamente migliori rispetto al passato. Il problema principale è quello della disoccupazione, sia dei giovani che dei meno giovani, e la stretta creditizia delle banche.

Lascia un Commento