I legislatori non hanno potuto evitare che gli Stati Uniti perdessero il rating AAA. Anche se il downgrade di venerdì tardi da parte di Standard & Poor non era del tutto inaspettato, è una situazione storica. Le tre principali agenzie di credito, che includono anche Moody Investors Service e Fitch Ratings, avevano avvertito durante la fase di decisione sul tetto del debito che se il Congresso non avesse tagliato la spesa in maniera abbastanza sufficiente, il Paese avrebbe affrontato un downgrade.
E proprio come un punteggio di credito al consumo implica che un mutuatario è meno affidabile, un rating inferiore per i titoli di Stato implica che c’è più rischio a prestare denaro al governo. I prezzi del debito pubblico degli Stati Uniti sono dunque aumentati nelle prime ore di lunedì, un segno di aumento della domanda nonostante il downgrade. Ma non è chiaro cosa accadrà nel lungo periodo a causa della natura senza precedenti del downgrade degli USA.
Se gli investitori dovessero invertire la rotta, la cosa potrebbe far salire il tasso di interesse sulle obbligazioni. In sostanza, il tasso, o la resa, sarebbero più interessanti per gli investitori. La cosa potrebbe portare a dei tassi debitori ancora più elevati per i consumatori dato che i tassi sui mutui e sugli altri prestiti sono spesso ancorati al rendimento dei buoni del Tesoro.
Non tutti i tipi di prestito al consumo hanno un legame diretto con il rating del governo, ma ci sono dei potenziali effetti a catena per le persone. Il downgrade di S & P potrebbe infatti avere delle implicazioni diverse per i proprietari di abitazioni. Per cominciare, il rating del Governo ha abbassato il rating anche dei giganti dei mutui, ovvero Fannie Mae e Freddie Mac, entrambe aziende sostenute dal governo degli Stati Uniti. Questo potrebbe significare dei tassi ipotecari più elevati per i nuovi mutuatari.


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