USA, il settore lavoro, parte 2

USA, il settore lavoro, parte 2

Scritto da:
The Economist
Categoria:
Economia mondiale
Ultimo aggiornamento:
29 novembre 2010



La disoccupazione di lunga durata rimane un aspetto particolarmente problematico per gli Stati Uniti, soprattutto relativamente alla durata media della disoccupazione. Inoltre, i licenziamenti sono ancora troppo alti.

L‘elevato tasso di disoccupazione bloccherà i recuperi dei consumi e degli alloggi, anche se entrambi miglioreranno nel corso del tempo. La spesa dei consumatori dovrebbe essere in crescita del 2,1 per cento l’anno prossimo, rispetto all’1,7 per cento nel 2010. Le vendite e la costruzione di nuove case potrebbero migliorare, anche se le domande legate alle proprietà potrebbero ritardare il pieno recupero fino alla fine del prossimo anno e potrebbero creare alcuni rischi di rallentamento in alcuni settori.

Le preoccupazioni circa l’inflazione sono un po’ premature, ma comprensibili, dato il massiccio programma di stimolo della Fed. Una delle conseguenze immediate è stata quella di indebolire il dollaro rispetto alle principali valute e di aumentare i prezzi delle materie prime. Il rincaro delle materie prime aumenterà anche il Producer Price Index, ma il rincaro sui prezzi ai consumatori dovrà essere minore rispetto all’aumento di costo per le imprese. La domanda non è abbastanza forte per permettere di trasferire dei costi maggiori sui consumatori, con conseguenti margini di profitto più stretti. Come risultato, le aziende dovranno trovare nuovi modi di tagliare i costi, il che limiterà gli investimenti e il capitale per le assunzioni e per la spesa. Sicuramente, a risentirne, tutta l’economia in generale.

La situazione, nel resto del mondo, com’è? I dati che sono stati recentemente rilasciati suggeriscono che la crescita dell’attività economica globale, rallentata un po’ durante l’estate, si è rafforzata. Questa accelerazione della produzione economica ha portato alcune banche centrali a stringere la loro politica monetaria. Le banche centrali di Australia e India, paesi in cui l’inflazione è una preoccupazione più grande rispetto al momento di insufficiente crescita economica, hanno rafforzato ulteriormente i loro tassi di interesse nel corso delle ultime settimane.

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